Parrocchie di San Vito e Borca di Cadore

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Pace a voi!

Viene il Risorto nel luogo dove ci troviamo, nelle nostre chiusure, nelle nostre paure. "Pace a voi". È il suo saluto, il suo dono. Porta pace a dei discepoli che non erano in pace, che si accusavano reciprocamente per aver abbandonato, rinnegato, tradito il Signore. La pace nella Chiesa, nelle comunità, nelle famiglie, non verrà mai solo dai nostri compromessi; la pace vera sarà sempre dono suo. "A chi perdonerete sarà perdonato": Gesù dà ai suoi, alla Chiesa, questo potere, il potere di perdonare. Certo, questo trova il suo culmine nel sacramento della riconciliazione, ma è un potere dato a tutti: tutti abbiamo il potere di rimettere i peccati, di perdonare: quello che il nostro orgoglio e i nostri rancori renderebbero impossibile con lui si può. Soffia. È lo stesso gesto che il creatore aveva fatto su Adamo per dargli vita. Gesù ci dà lo Spirito Santo, che inizia una nuova creazione. In quella comunità qualcosa è cambiato: i discepoli si riconoscono da questa novità: la misericordia. Ma Tommaso non c’era. Tommaso quella prima domenica non c’era, non riusciva ancora ad accettare la comunità, la Chiesa fatta di peccatori. È difficile per lui accettare che altri abbiano avuto un'esperienza che lui non ha fatto. Ci assomiglia in questo. Tommaso pone le condizioni. E otto giorni dopo - l’ora del Risorto sarà sempre l’ottavo giorno, il giorno dell’eucaristia - Gesù si fa toccare da Tommaso. Mette le dita nei chiodi, nel costato, nelle ferite: proprio quello che lui non accettava, quello che ostacolava la sua fede, il fatto che Gesù fosse morto come un assassino, in apparenza abbandonato, scaricato da Dio. Quello che era di ostacolo alla sua fede diventa il segno: il Risorto porterà per sempre i segni della passione, del suo amore per l’uomo. Tommaso deve mettere da parte la sua boria e riconoscere in quel crocifisso sconfitto il suo Dio. E qui Giovanni conclude il suo vangelo: non servono altri segni per credere, serve l’umiltà di accettare la testimonianza dei dodici e fare anche noi, l’ottavo giorno, esperienza sacramentale di una presenza capace di portarci pace. Perché hai veduto hai creduto! Pensa, Tommaso! Con tutti i tuoi condizionamenti che cosa rischiavi di perdere: quanta gente, per orgoglio, per non voler stare nella comunità eucaristica, per non accettare di vivere il perdono rischia di perdere l’incontro con il Risorto. E si lamenta di non avere il dono della fede. Beati quelli che pur non avendo visto crederanno: sì, è possibile anche a chi viene dopo, anche alle generazioni successive, fare esperienza di lui risorto. Noi che lo incontriamo nella parola e nei sacramenti non riceviamo niente di meno di quanto hanno ricevuto agli apostoli. Quanto è necessario e sostanziale alla nostra fede ci è dato: la ricerca di altro o di segni paralleli, sa di tentazione e di incredulità più che di fede. Il vangelo di oggi capovolge l’ordine della nostra logica: non chiedere segni per credere, ma credere per riuscire a vedere i segni che Gesù già ci dà.

d. Riccardo